set 8, 2013 - e-vangelizzazione    No Comments

Il diritto di essere contrari alla legge sull’omofobia

http://www.qelsi.it/2013/il-diritto-di-essere-contrari-alla-legge-sullomofobia/

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo inviatoci da tre esponenti pistoiesi del PdL: Elena Bardelli, Consigliere Comunale PdL a Serravalle Pistoiese; Patrizio La Pietra, Vice-Coordinatore Vicario PdL e Capogruppo in Consiglio Provinciale a Pistoia; Sandra Palandri, Capogruppo in Consiglio Comunale a Lamporecchio. La lettera riguarda il disegno di legge contro omofobia e transfobia, attualmente in discussione al Parlamento.

Il disegno di legge che vorrebbe introdurre nell’ordinamento giuridico italiano il reato di omofobia e transfobia, fortemente voluto dal Pd con Dario Franceschini e Ivan Scalfarotto e in discussione in questi giorni in Parlamento, attraverso l’applicazione della Legge Mancino, rischia di essere un testo con intenzione liberticida, volto a minare e limitare il diritto alla libertà di pensiero e di espressione sanciti e tutelati dalla nostra Carta Costituzionale.

Infatti la Legge Mancino, mediante l’introduzione del reato di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi e quindi di sanzioni più gravi per lo stesso tipo di reato, non fa che individuare certe categorie “protette”, destinatarie di particolare tutela, andando a ferire il principio costituzionale secondo cui ” tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art.3). Se il disegno di legge verrà votato, anche gli omosessuali e i transessuali, saranno riconosciuti come categoria “protetta”, e di conseguenza verrà riconosciuto come reato ogni opinione espressa in pubblico o a scuola contro l’ideologia del gender, contro l’orientamento sessuale disancorato dal dato biologico e contro il matrimonio e le adozioni gay. Tanto per fare un esempio, le conseguenze penali per coloro che intraprendessero un’iniziativa pubblica per ostacolare o contestare una legge che autorizzi il matrimonio omosessuale, così come per coloro che definissero l’omosessualità quale atto intrinsecamente “disordinato”, sarebbero la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Allora non si capisce perché le persone omosessuali, insieme a rom, stranieri, islamici o chiunque altro, dovrebbero beneficiare per legge di un diverso trattamento più “favorevole”: valgono forse più degli eterosessuali, degli italiani o dei cristiani? Esistono purtroppo, adottando la logica- a nostro avviso molto discutibile – delle categorie, anche i malati, gli anziani e i diversamente abili, fino ad arrivare alla difficile se non impossibile individuazione di “gruppi” ( per esempio i “secchioni”, i ragazzi timidi o quelli non vestiti alla moda che talvolta purtroppo sono bersaglio di derisione e di discriminazione nelle scuole). Gli atteggiamenti discriminatori nei confronti di queste persone sarebbero meno gravi? Ciò induce a pensare che la tutela offerta a determinate categorie piuttosto che ad altre sia meramente ideologica, in quanto sarebbe sufficiente applicare gli strumenti giuridici vigenti in materia di violenza e aggressione alla persona, lasciando al magistrato la facoltà di considerare eventuali aggravanti nei casi specifici.
Inoltre, contravvenendo sempre al dettato costituzionale, in base al quale un sistema penale deve fondarsi su dati oggettivi, per la nuova normativa sarà penalmente rilevante un elemento del tutto soggettivo e transitorio come l’orientamento sessuale, che si basa non sull’identità del sesso biologico, bensì sulla percezione di sé e dell’attrazione verso il proprio o l’altro o entrambi i sessi.
Che ci sia un “vizio” ideologico a ben guardare risulta anche dall’ispirazione ai metodi di rieducazione dei detenuti politici per quanto riguarda la previsione della pena accessoria, costituita dalla prestazione d’opera non retribuita a favore della collettività, che nello specifico potrebbe essere svolta presso le stesse associazioni gay, lesbiche o transgender.
C’è veramente bisogno di questa legge o è il tentativo attraverso il quale raggiungere anche in Italia il riconoscimento giuridico delle coppie e del matrimonio gay (vista anche la fretta con cui in Parlamento si cerca di arrivare alla meta bruciando le tappe legittime della discussione degli emendamenti)? Purtroppo, con il tacito consenso di tanti cattolici, mediato dalla politica, si sta imponendo un tipo di cultura laicista che, rivoluzionando totalmente la visione antropologica e privando i soggetti dei diritti e delle libertà fondamentali, intende vanificare la differenza sessuale al fine di abbattere uno dei pilastri su cui poggia la nostra società, ossia la famiglia “naturale”, fondata sul matrimonio tra uomo e donna.
Concludiamo facendo nostre le dichiarazioni dei parlamentari del Popolo della Libertà Mariastella Gelmini, Eugenia Roccella e Maurizio Sacconi in una lettera a la Stampa:
”Noi facciamo politica liberamente, in prima persona e mettendoci la faccia. Riteniamo che il rispetto, il valore e la dignità di ogni singola persona siano principi inviolabili e irrinunciabili, e che quindi quello alla vita sia il primo fra tutti i diritti, per tutti i cittadini, in qualsiasi condizione versino. Crediamo che ogni bambino desideri crescere con un padre e una madre. Crediamo che la volontà condivisa di impedire le discriminazioni per l’orientamento sessuale non possa sfociare nella limitazione della libertà di espressione e di associazione, che sono beni irrinunciabili per una democrazia”.

Elena Bardelli (Consigliere Comunale PdL a Serravalle Pistoiese)
Patrizio La Pietra (Vice-Coordinatore Vicario PdL e Capogruppo in Consiglio Provinciale a Pistoia)
Sandra Palandri (Capogruppo in Consiglio Comunale a Lamporecchio)

 
 
Share via email
Share on MyspaceSubmit to StumbleUponShare on Tumblr

Lascia un Commento

UA-36119271-1 UA-36119271-1